giovedì 3 giugno 2010

Facciamo sentire la nostra voce di dissenso!

In questi giorni il Comitato Fumane Futura e l'Associazione Valpolicella 2000 stanno portando avanti un'azione di sensibilizzazione nei confronti del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, contro la cava di Marezzane e l'ampliamento del Cementificio di Fumane.

Solo oggi più di 300 tra Aziende e Privati cittadini hanno aderito all'iniziativa.

Vi allego il link dove potrete trovare maggiori informazioni:


http://www.verona.com/it/cemento-amarone/

martedì 11 maggio 2010

UN FUTURO CON MENO CEMENTO: UN AUSPICIO, NON UNA DISGRAZIA

Gianni Sandon - Coordinamento Associazioni Ambientaliste per i Colli Euganei


Nel Veneto ci sono 6 cementerie, 3 delle quali nei Colli Euganei (una a Este e 2 a Monselice). Si sono insediate qui negli anni '50. E sono state potenziate negli anni '70 (pur essendo stata approvata nel '71 la legge speciale che aveva fermato le cave). Ora da queste 3 cementerie viene prodotto il 60% del cemento del Veneto.
Nell'89, come noto, i Colli Euganei vengono riconosciuti come Parco regionale. Il Piano Ambientale che viene di conseguenza adottato e approvato conferma la definitiva chiusura anche delle cave che servivano per alimentare i cementifici e classifica l'attività di questi come "incompatibile" col Parco. Non ne prevede comunque l'immediata chiusura, ma stabilisce che gli interventi che non siano di normale manutenzione e ristrutturazione debbano essere "subordinati alla stipula di apposite convenzioni" col Parco e i Comuni interessati, convenzioni che devono definire, tra l'altro, "modalità e tempi di prosecuzione dell'attività" ma anche "le modalità e i tempi delle eventuali dismissioni". Si tratta di norme che lasciano sicuramente ampi margini di "trattativa", ma che indicano chiaramente, nei casi di interventi eccedenti la ristrutturazione, la direzione da seguire. Che non può essere quella di un'autorizzazione a proseguire senza alcuna scadenza.
Va anche tenuto presente il particolare momento che caratterizza il mercato del cemento. E' un mercato che ci vede da decenni ai vertici mondiali del consumo pro capite (e lo si vede bene da come abbiamo ridotto il territorio!), ma che ora in questo settore sembra finalmente registrare una diminuzione. Con la tendenza quindi ad allinearci, ancora finalmente!, con diversi altri paesi europei dove questa diminuzione è in atto da anni (Germania e Francia, ad esempio, rispetto agli anni '70 hanno dimezzato il loro consumo pro capite).
E' in questa situazione che si inquadra il caso Italcementi di Monselice, il maggiore dei 3 cementifici dei Colli. L'azienda ha chiesto di demolire e ricostruire il "cuore" del cementificio. Al posto dei 3 forni esistenti ha chiesto di realizzarne uno solo, con una nuova torre cosiddetta "di preriscaldo" alta circa 120 metri.
Un intervento che "marchierà" tutta la valle tra Monselice, Baone ed Arquà.
Perché un intervento così impegnativo (circa 160 milioni di euro) in un momento così critico? Dal punto di vista dell'azienda le ragioni sono chiare: vuole aumentare la sua competitività rispetto ai concorrenti. Del resto con lo stesso obiettivo in tempi recenti ha chiuso a Schio, a Tregnago, a Vittorio Veneto, concentrandosi sui Colli.
Di fronte a questa competizione tra aziende né il Parco, né soprattutto la Regione hanno stabilito per tempo una propria strategia, lasciando così che sia il mercato a decidere. Delle strategie le indica però il Piano Ambientale. Si potrà magari giocare coi tempi (soprattutto per affrontare il problema dell'occupazione) ma, come detto sopra, non si potrà non porre il problema della dismissione.
E' una prospettiva in realtà meno drammatica di quanto la si voglia far apparire dato che comunque
i consumi di cemento sono destinati a calare nettamente. Non dovrebbe del resto contribuire a questo la stessa politica della Regione che vuole finalmente (vedi il nuovo PTRC) far nascere il "Terzo Veneto", quello della qualità ambientale e della difesa del paesaggio? E non dovrebbe essere proprio il Parco l'apripista di questa nuova era?
Gianni Sandon – Coordinamento Associazioni Ambientaliste per i Colli Euganei

venerdì 23 aprile 2010

Da uno capisci come sono tutti.


Una volta che si imboccano certe strade è ben difficile tornare indietro, anche se all'inizio tutto sembra normale.

La degradazione, se è progressiva, quasi non viene percepita.

Si parla di assuefazione come capacità dell'organismo di resistere a dosi crescenti di un farmaco o di un veleno.

All'inizio era "solo" il ben noto cementificio; il progettato nuovo forno non avrebbe cambiato nulla: mai e poi mai si sarebbero utilizzati rifiuti.

Poi i rifiuti sono arrivati: 122.000 ton, tra cui 80.000 di ceneri pesanti, che altro non sono che lo scarto dei rifiuti bruciati negli inceneritori.

E il "semplice forno" è diventato un co-inceneritore.

All'inizio non c'erano dubbi: mai e poi mai avrebbero utilizzato combustibili diversi dal pet coke e dall'olio combustibile.

Che il pet coke venga normalmente impiegato come combustibile è già un'assurdità a cui ci siamo abituati, ma tant'è...

Lunedì sera, in sala consiliare, ho sentito che "allo stato dell'arte a Fumane non è previsto di bruciare pneumatici" e ho capito.

Ho capito che lo stato dell'arte cambierà appena possibile; aspettano solo che noi ci si abitui alle progressive nefandezze.

Le 122.000 tonnellate di rifiuti, la torre da 103 metri, la devastazione di Marezzane, una tangenziale ovest che magari preluda ad una tangenziale est, un bel po' di camion in più, un comodo fornitore di pneumatici "finemente triturati" (Pederobba docet) ed il gioco è fatto: eccoti un bel centro di smaltimento rifiuti!

A cos'altro dobbiamo abituarci?? È sicuramente meglio avere il coraggio di mettere i paletti fin da subito, prima che sia troppo tardi!

giovedì 8 aprile 2010

IL FUTURO DI FUMANE E DELLA VALPOLICELLA

Si parlerà di cemento e rifiuti, di business privatizzati e rischi per la salute di tutti! DOMANI 8 APRILE a FUMANE alle ore 20:30 presso l'essiccatoio di via Ponte Vajo.

venerdì 25 settembre 2009

Le bugie hanno le gambe corte, ma la torre lunga

1) Il cementificio è già stato e potrà diventare un CO-inceneritore (art. 2 lettera e comma 1 D. Lgs. 133/2005), che è per certi versi addirittura peggiore dell' inceneritore "puro e semplice".

Lo stesso identico stabilimento progettato per Fumane, a Pederobba È un CO-INCENERITORE.

2) L'utilità sociale del cemento si può discutere, ma perchè le nostre case, i nostri ponti, le nostre panchine etc. devono diventare ricettacolo finale di rifiuti?

Perchè dobbiamo diventare noi le DISCARICHE di rifiuti di cui non si può escludere la tossicità?

3) Il mondo cambia e le potenzialità che il nostro territorio può esprimere verranno sicuramente impedite dalla presenza di questo enorme manufatto: una torre da 103 metri che distruggerà in un attimo tutte le possibilità alternative di sviluppo.

4) Ingegnere, si tranquillizzi: per quanto Le possa parere impossibile, c'è gente che si muove per finalità diverse dal "facile consenso" o dal reperimento di "risorse finanziarie".